L’enigma del caso

di Luciano Rossi

Sul finire della loro giovinezza, trascorsa all’ombra della casa paterna, i gemelli si erano separati e mai più rivisti. Ma il destino aveva già preparato il loro incontro ed essi s’incontrarono un giorno, all’epoca di questa storia, nel mercato di Gerusalemme.

Il professor Aureliano Munal, di Lione, ancora non riusciva a scrivere il suo paper sull’esistenza del “caso”. Non gli veniva proprio nessuna idea. Ma ormai il tempo stringeva, il Congresso di Parigi si avvicinava e lui rischiava d’impazzirci.

Così si risolse di inviare una cosa qualsiasi, un racconto, dei tanti che aveva nel cassetto. Quel che scelse lo aveva scritto anni prima. Gli parve adatto. Era in una lingua aulica perché ambientato ai tempi di re Salomone. Lo mise dunque “in piego” e lo spedì. Eccolo:

Ai tempi del re Salomone, il Saggio, il Potente, vivevano, ormai nella loro piena maturità, in due città vicine a Gerusalemme, due fratelli gemelli. Quando erano ancora giovanetti i loro visi si rassomigliavano, ma le loro anime erano già assai diverse fra loro. Uno era tutto desideroso di accumulare, nella sua vita, astuzia, ricchezze, armenti e servitù. L’altro era poeta, perduto per il mondo, rapito dal silenzio dei tramonti, dalle carezze dei venti, dalla frescura delle piogge, dal verde delle foglie che stormiscono nella sera. Uno divenne un ricco mercante; l’altro un pastore di pecore. Sulla maschera dell’uno si dipingeva, ogni giorno di più, l’ombra del sospetto, la fissità della paura, la ruga dell’inimicizia, il fango del rancore. Sul viso dell’altro si stendevano, come un velo di luce, il rosa della sera, le stelle grandi della notte chiara, la luce serena di una nuova alba, il canto dei pensieri profondi, la rotondità della gratitudine…

Sul finire della loro giovinezza, trascorsa all’ombra della casa paterna, essi si erano separati e mai più rivisti. Ma il destino aveva già preparato il loro incontro ed essi si rividero un giorno, all’epoca di questa storia, nel mercato di Gerusalemme. I loro visi erano diventati profondamente diversi. La primavera, bella ovunque, ma splendida a Gerusalemme, mentre accendeva il cuore dell’uno, scivolava, non vista, sugli occhi avidi e appannati dell’altro. Inutili al suo sguardo erano le bianche tuniche profumate che cingevano gli aranci e i delicati accenti rosa che sfumavano sui meli.

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Lo stesso giorno del loro incontro, un uomo grasso e untuoso, sul cui viso all’ombra dura e spietata della paura e al gravame rabbioso della materia si aggiungevano tutte le testimonianze dell’avidità e degli anni mal vissuti, si presentò, col terrore negli occhi, davanti al re Salomone ed ansimando gli disse: “O potente, tu che tutto puoi, salvami, ti supplico; poco fa ho visto l’angelo della Morte che mi ha fissato cattivo e così ora temo per la mia vita”. “Contro l’angelo della morte non posso fare nulla”, rispose Salomone. E proseguì: “Egli è mandato da Dio e in questa sfera Dio solo è magistrato e potente. Io posso comandare solamente ai venti, alle piogge, agli uomini”. “Comanda allora al vento che mi porti via di qui, lontano dall’angelo della Morte, onde egli non mi possa più trovare”, supplicò l’uomo, che nella vita aveva sempre e solo coltivato opportunità, astuzie, intrighi ed amicizie potenti, ma che con la dura verità della morte non sapeva come negoziare. “Bene. Ordinerò al vento di portarti dove tu desideri”, disse Salomone. E così fece. Il vento sollevò allora l’uomo e lo portò in una lontana plaga dell’India come lui voleva.

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Quel giorno trascorse sereno a Gerusalemme e che il dì appresso Salomone, pensando di poter fare qualcosa di più per quel poveretto, chiese all’angelo della Morte di venire alla sua reggia.

Quando l’angelo fu davanti a lui, Salomone gli disse: – Ieri è venuto da me un uomo spaventato, dicendomi che tu lo avevi guardato con interesse e cattiveria, così lo ho aiutato ed ho chiesto al vento di portarlo lontano. Ma tu dimmi; perché lo hai guardato con cattiveria? – Non è così – rispose l’angelo. – È stato soltanto lui a guardare se stesso con cattiveria. In verità io lo ho guardato con sorpresa. Infatti avevo ricevuto l’ordine di prenderlo con me la sera stessa in una remota plaga dell’India e quando l’ho visto qui a Gerusalemme, solo poche ore prima del convegno, mi sono chiesto come avrebbe potuto egli raggiungere il luogo prescelto nell’ora voluta per lui. Ad ogni buon conto questa questione non era compito mio ed io mi sono recato ugualmente e rapidamente nel luogo e all’ora convenuti. Ho notato con sorpresa che egli si era presentato, non so come, puntuale all’appuntamento. Senza chiedermi altre cose, ho eseguito allora il mio compito.

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Il racconto di Munal dice che l’angelo non aggiunse alcuna parola e si congedò dal re. Narra solo che molti giorni dopo un uomo tranquillo, che la gioia aveva reso innocente e che l’innocenza aveva reso gioioso, si presentò al re Salomone e gli disse: – O buon re, poche settimane or sono ho incontrato mio fratello che non vedevo da molti lustri. Non puoi immaginare con quale stretta al cuore ho visto come la ricchezza lo aveva duramente provato. Nonostante ciò egli voleva ancora nuove ricchezze e mi aveva confidato con euforia che da lì a poco stava per procurarsene altre e più grandi. Mentre stavamo parlando però io fui distratto dalla vista di una persona che da pochi passi mi stava guardando con tranquillo stupore e dolce meraviglia. Era l’angelo della Morte. Ho pensato che volesse invitarmi a seguirlo. Io avrei dovuto lasciare Gerusalemme di lì a qualche ora, per fare ritorno alla mia casa, ma nella mia lunga vita ho imparato a leggere i messaggi del destino e ad obbedire. Se egli mi guardava con dolcezza, ho pensato, questo significava che io dovevo restare qui a Gerusalemme in attesa di altri suoi segni. E ora ho saputo da alcuni mercanti giunti da poco nella tua grande città che il mio povero fratello è morto nella lontana India. Forse questo è proprio il messaggio che aspettavo dall’angelo, ma da solo non lo so interpretare. Ora, o buon re che sei più sapiente d’ogni altro uomo, aiutami tu a capire questo segno.

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Il re dopo un breve silenzio, propose all’uomo di tornare da lì a qualche giorno. “Certamente questo è il saggio fratello di quell’imprudente”, aveva arguito Salomone che, in cuor suo, aveva già deciso di parlare ancora una volta con l’angelo.

– Non ti avevo raccontato tutta la storia. Non mi sembrava ti potesse interessare – disse l’Angelo quando fu di nuovo dinanzi al re. – Per la precisione il buon Dio mi aveva detto di prendere con me solo uno dei due fratelli, dicendomi che ne avrei trovato uno solo dei due nel luogo convenuto. Quello sarebbe stato il prescelto. Dunque li ho guardati entrambi con sorpresa. Perché erano due e non uno solo, come Dio mi aveva detto?

Allora Salomone esclamò: – Non solo accade che il destino mandi dei segni agli uomini, ma avviene anche che questi vedano solo i segni che si meritano. Essi vengono tratti verso la loro sorte da strane coincidenze e dalla loro capacità di interpretarle. È bene imparare a conoscere questa misteriosa rete di percorsi che il destino si diverte ad intrecciare. Essa lega gli uomini con ciò che sta al di là dei loro sensi e delle conoscenze materiali. Conoscere questa legge è cosa quanto mai opportuna, e poter vivere così con prudenza e saggezza. Ma il mercante, legato com’era al grezzo velo della materia visibile, non aveva saputo riconoscerla.

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Qui terminava il paper di Munal. Niente caso, diceva in sostanza il suo racconto, siamo sempre noi a correre incontro al nostro destino. Il caso non era dunque all’opera nemmeno qui: Munal voleva far capire al lettore che il fratello cattivo aveva sempre scelto. Il caso è discreto, quasi invisibile, sembrava dire; anzi, forse è solo una nostra idea. Nella realtà ci sono semplicemente le cose che avvengono e quelle che non avvengono. Non c’è niente che sia caso.

Queste riflessioni lo portarono dunque a concludere che il caso non esisteva. Stampò il suo racconto e l’inviò, come si detto, all’Editore. Sfortuna volle che sbagliasse indirizzo. Il plico non arrivò mai a destinazione. Così il libro a più mani uscì, ma senza il pezzo di Lione.

Poco dopo vi fu la presentazione. Munal ne era escluso per assenza di manoscritto e non aveva perciò motivo di parteciparvi. Così se ne stette a casa. Approfittò per sbrigare alcune cose in città. E fu proprio nell’istante in cui comprava Le Figaro nella piazza centrale che il treno Lione-Parigi, che lui avrebbe dovuto prendere, deragliò. Con decine di vittime.

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Nota bibliografica.

Per uno sguardo all’intera opera di Luciano Rossi vai a https://lucianorossi6.wixsite.com/scripta/la-scala-di-shepard.

Per tornare alla Homepage clicca su https://sfogliandoimparo.wordpress.com

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